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PARKINSON

PARKINSON

Il morbo di Parkinson è una malattia neurodegenerativa: essa infatti colpisce il sistema nervoso centrale, ed è caratterizzata da un processo cronico e selettivo di morte cellulare dei neuroni. I sintomi tipici della condizione sono il risultato della morte delle cellule che sintetizzano e rilasciano la dopamina: tali cellule si trovano nella substantia nigra (formazione nervosa grigia laminare che stabilisce il confine tra piede e tegmento del mesencefalo), una regione del mesencefalo (seconda di tre vescicole che nascono dal tubo neurale che forma il cervello).

SINTOMI

All’esordio della malattia, i sintomi più evidenti sono legati al movimento, ed includono:

-Tremori

-Rigidità

-Lentezza nei movimenti

-Demenza nelle fasi avanzate della malattia

-L’instabilità posturale

-Disturbi del linguaggio

-Della cognizione

-Dell’umore

-Del comportamento  

-Del pensiero

La storia della malattia di Parkinson ha diverse fonti antiche, tra cui: un papiro egiziano, un trattato di medicina Ayurveda, la Bibbia e gli scritti di Galeno; dopo quest’ultimo non si hanno notizie sul morbo fino alla fine del XVII secolo.

Nel 1817 il medico inglese James Parkinson pubblicò un saggio in cui segnalava sei casi di paralisi agitante. Parkinson descrisse il caratteristico tremore a riposo, la postura e l’andatura anomala, la paralisi, la diminuzione della forza muscolare e il modo in cui la condizione progredisce nel tempo.

Nel 1912, Frederic Lewy descrisse le particelle microscopiche nel cervello colpito dalla malattia, poi chiamate “corpi di Lewy”.

Nel 1919, Konstantin Tretiakoff scoprì che la substantia nigra è la principale struttura cerebrale colpita, ma questa scoperta non fu ampiamente accettata fino a quando non è stata confermata da successivi studi pubblicati da Rolf Hassler nel 1938.

I cambiamenti biochimici alla base del cervello sono stati individuati nel 1950, grazie soprattutto al lavoro di Arvid Carlsson sul neurotrasmettitore dopamina e sull’identificazione del suo ruolo nella malattia.

Nel 1997, l’alfa-sinucleina è risultata essere il principale componente dei corpi di Lewy.

FATTORI DI RISCHIO

La malattia di Parkinson è la seconda malattia neurodegenerativa più comune dopo l’Alzheimer. La prevalenza della condizione nei paesi industrializzati è di circa lo 0,3%. L’età media di insorgenza è circa 60 anni, anche se nel 5-10% dei casi, classificati come ad esordio giovane, la malattia insorge tra i 20 e i 50 anni. La malattia risulterebbe essere meno diffusa nelle popolazioni di origine africana e asiatica, sebbene questo sia contestato. Quando sono stati condotti studi epidemiologi sulla malattia per verificare la relazione tra un dato fattore e la malattia stessa, spesso i risultati sono apparsi contraddittori. Le correlazioni più frequentemente proposte per aumentarne il rischio sono quelle in cui viene coinvolta l’esposizione ai fitofarmaci e idrocarburi solventi, mentre sembra esserci una riduzione del rischio nei fumatori.

Gli esperti hanno notato una similitudine tra i sintomi del Parkinson e quelli della neurorotossina MPTP sintetica (i sintomi di questa essi possono essere bloccati interrompendone l’assunzione), hanno teorizzato che l’esposizione ad alcune tossine ambientali possa aumentare il rischio di sviluppare la condizione: per ora le tossine che sono state correlate alla malattia e ritenute in grado di aumentarne il rischio, comprendono alcuni insetticidi e erbicidi; difatti le misure indirette dell’esposizione, come quelle effettuate su persone che vivono in ambienti rurali, hanno evidenziato un aumento del rischio di sviluppare la malattia di Parkinson. Alcuni studi hanno messo in correlazione il verificarsi di ripetuti traumi cranici e lo sviluppo della malattia. Da non trascurare, infine, l’ipotesi legata all’età: la malattia presenta un picco di insorgenza attorno ai sessant’anni, e nell’adulto sano la perdita di cellule e pigmento nella sostanza nera è maggiore proprio intorno al sessantesimo anno d’età; viene meno così la protezione delle cellule contenenti dopamina e il cervello delle persone anziane è, inevitabilmente, più predisposto al Parkinson.

FATTORI DI PROTEZIONE

È stato dimostrato che il consumo di caffeina e di tabacco (sebbene il fumo sia devastante per l’organismo) siano in grado di proteggere dalla malattia.

DIAGNOSI

Le diagnosi da parte dei medici può essere data dalla storia clinica e un esame neurologico. Le linee guida consigliano di valutare periodicamente la diagnosi, poiché la progressione della malattia può far cambiare opinione su di essa. Organizzazioni mediche hanno creato criteri per facilitare e standardizzare il processo diagnostico, soprattutto nelle fasi iniziali della malattia, i più conosciuti provengono dalla Parkinson’s Disease Society Brain Bank (Gran Bretagna) e dalla statunitense National Institute of Neurological Disorders and Stroke (USA). La necessità di un sistema diagnostico rapido, preciso ed economico per il rilevamento di biomarcatori nelle prime fasi delle malattie neurodegenerative ha spinto l’Unione Europea a lanciare un’iniziativa di collaborazione tra istituti di ricerca nel campo delle nanotecnologie per lo sviluppo del NADINE (NAnosystems for early DIagnosis of Neurodegenerative diseases) nel 2010. La cura totale della malattia al 2019 non esiste  ma il trattamento farmacologico (faramaci determinati dalla fase e dai suoi sintomi), la chirurgia e la gestione multidisciplinare sono in grado di fornire sollievo ai sintomi.

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