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MANIPOLARE LA MENTE

 

Il mentalismo, inteso come pratica di intrattenimento scenico, ha avuto un boom all’interno del mondo della crescita personale incredibile.

Di per se il mentalismo esiste da quando esiste l’illusionismo: da sempre prestigiatori e intrattenitori hanno “finto” di possedere poteri magici per intrattenere il pubblico.

Nella puntata di oggi parliamo ancora di questo fenomeno e del perché devi stare in guardia quando, da appassionato di psicologia, cerchi di applicare ciò che vedi nella vita reale.

Un mentalista in azienda

Qualche anno fa mi contattò il direttore marketing di una nota azienda italiana, il quale mi disse: “dott. Romagnoli, noi vorremmo che lei ci insegnasse qualche trucco psicologico”.

Il direttore aveva letto alcuni miei articoli sul mentalismo e mi stava chiedendo di progettare un corso di formazione dove insegnare “trucchi psicologici” ai suoi dipendenti.

Programmiamo una bella “call” (così si chiamano oggi le telefonate aziendali) e dopo 10 minuti mi ferma e mi dice: “mi scusi ma allora non posso insegnare ai miei venditori come leggere la mente?”.

Lo so sembra una barzelletta ma è tutto vero! Il direttore si era convinto che le tecniche di manipolazione mentale da mentalista fossero applicabili alla sua realtà aziendale.

La comunicazione

Spiegai al direttore che l’arte con cui “il mentalista” presenta i suoi trucchi è già di per se un’ottima scuola di comunicazione efficace, ma a lui non interessava, lui voleva “leggere la mente”.

Inutile dirti che la “call” terminò rapidamente e il direttore marketing rimase particolarmente deluso, tanto che chiamò “un vero mentalista” per capire poi di aver gettato i suoi soldi.

Si perché oltre alla ottima comunicazione e a qualche dritta psicologica non ha potuto fare. Così quel bravo illusionista si è messo in tasca un bel po’ di soldi e li ha lasciati con un sacco di speranze.

Vedi questo era un problema di un vecchio modo di fare formazione che credevo di essermi lasciato alle spalle con i trucchi “della PNL” ma invece riemerge di continuo.

LA TRUFFA DEL RESTO

La truffa del resto è nata nel famoso film “Paper moon” e successivamente è stata utilizzata dai piccoli truffatori per imbrogliare i commercianti.

La chiamano la truffa del “rendez-moi”, con un francesismo che vuol farsi linguaggio tecnico capace di descrivere le “basi” dell’universitas sceleris del nostro Paese. Si tratta della vecchia truffa del resto, da esperire ai danni della cassiera distratta, da utilizzare per beffare il barista indaffarato e incassare piccole somme in contanti.

Il metodo è rodato da anni e anni di esperienza. Si lascia intravedere al negoziante una banconota di grosso taglio, con la quale pagare una consumazione o una spesa minima. Così il negoziante inizia a esplorare la cassa, alla ricerca di monetine per metter su la cifra da restituire al cliente che, a un certo punto, si ricorda di avere forse un’altra banconota e inizia a contare monetine. Poi il truffatore, dicendo che non riuscirà a pagare se non con quella banconota, che lui assicura di aver consegnato al cassiere quando invece l’ha immediatamente reintascata, pretende il resto dal negoziante. Che, se nella concitazione dei pochi secondi di concentrazione ha perduto la freddezza, finisce per consegnargli, con tanti saluti. Anche perché, di solito, arriva qualche complice a ingrossare la fila dei clienti, mettendo così pressione al cassiere.

Il modus operandi, però, può prevedere alcune variazioni. Come, ad esempio, quella di mostrare una banconota di grosso taglio e poi sostituirla al momento della consegna con una di valore minore, pretendendo di aver pagato con la prima anziché con la seconda. Intanto, il cassiere ha già preparato il resto per la spesa maggiore e, distratto dalle argomentazioni del “cliente” finisce, quasi inconsapelvolmente, per dargli più soldi di quanti gliene spetterebbero. Il successo di questo tipo di truffa sta nella creazione di un vero e proprio momento di confusione, messo su arte per beffare i negozianti.

Come funziona la truffa dei 50 euro al bar: attenzione al momento del resto e alle banconote che spariscono dal bancone.

Come funziona la truffa dei 50 euro al bar: attenzione al momento del resto e alle banconote che spariscono dal bancone.

Stanno arrivando da tutta Italia diverse segnalazioni per quella che promette già di essere la truffa dell’estate: è la truffa dei 50 euro al bar. Un trucco in realtà vecchio e ben collaudato che qualcuno ha evidentemente pensato di rispolverare in questa estate 2018. Come funziona?

Truffa dei 50 euro ai bar: come funziona

La truffa dei 50 euro per il caffè approfitta della concitazione che spesso, soprattutto nelle ore più caotiche, c’è al bancone del bar. Il trucco consiste nello spendere 6 euro e pagare con una banconota da 50 euro e una moneta da un 1 euro per facilitare il resto che sarà dunque di 45 euro e non in monete.

I soldi vengono poggiati sul bancone ma proprio mentre il cassiere si volta per prendere i 45 euro di resto dalla cassa, la banconota viene fatta sparire. Al barista che guarda perplesso il bancone titubante nel dare il resto, il cliente risponde che le banconote sono già finite nella cassa.

Come difendersi dalla truffa dei 50 euro al bancone del bar

La corretta procedura imporrebbe al barista di controllare il residuo di cassa a chiusura ed eventualmente, ma questo non è il caso, restituire il resto trattenuto per sbaglio al cliente in buona fede. Ma questo raramente viene fatto per diversi motivi: in primis perché nella concitazione del lavoro ci si fida più della lucidità del cliente che della propria, in secondo luogo per evitare polemiche e rallentamenti dell’attività anche perché non tutti i clienti sono di zona e, soprattutto, nel periodo estivo e nelle località turistiche, clienti di passaggio non avrebbero modo di ritornare il giorno seguente per il resto spettante.
L’ultima segnalazione è giunta da Senigallia ma diciamo che, soprattutto le località turistiche e in generale i bar molto frequentati, sono a rischio in tutta Italia.

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