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LE NEUROSCIENZE

Le neuroscienze costituiscono l’insieme degli studi scientificamente condotti sul sistema nervoso. Questo tipo di studi richiede conoscenze anche in altri ambiti scientifici, come biologia, anatomia o anche chimica. Le neuroscienze riguardano anche studi riguardanti psicologia e linguistica.


Il termine neuroscienze deriva dall’inglese “neurosciences“, neologismo coniato dal neurofisiologo americano Francis O. Schmitt. Egli sostenne che se si voleva ottenere la totale comprensione della complessità del funzionamento cerebrale e mentale dovevano essere rimosse tutte le barriere tra le diverse discipline scientifiche, unendone le risorse.
Le neuroscienze indagano lo sviluppo, la maturazione ed il mantenimento del sistema nervoso, la sua anatomia, il suo funzionamento, le connessioni esistenti tra le diverse aree cerebrali e i comportamenti manifesti e cercano di comprendere non solo come lavora il sistema nervoso in condizioni di sanità, ma anche, quando non funziona adeguatamente. Il funzionamento cerebrale deficitario si mostra attraverso la presenza di disturbi dello sviluppo, psichiatrici e neurologici. Secondo le neuroscienze le rappresentazioni mentali sono modelli di attività neurale e l’inferenza, o ragionamento deduttivo, consiste nell’applicazione di tali modelli alle diverse situazioni per affrontarle e risolverle.

STORIA DELLE NEUROSCIENZE

Le neuroscienze compaiono nell’Antico Egitto dove le persone effettuavano
pratiche chirurgiche della foratura o della raschiatura di un foro nel cranio per curare il mal di testa o i disturbi mentali risalgono al neolitico e sono state ritrovate in varie culture in tutto il mondo. Uno studio più approfondito del cervello nasce però nel 1800, quando gli scienziati si specializzano in seguito all’invenzione del microscopio e ad una procedura di colorazione del cervello da parte di Camillo Golgi, grazie a cui scoprì la struttura reticolare del cervello. Si deve al medico spagnolo Santiago Ramon y Cajal la prima concettualizzazione di un modello di neurone. Secondo questo modello il neurone è un corpo cellulare (soma) dal quale si espandono i dendriti da un lato e l’assone dall’altro. La connessione tra i diversi neuroni darebbe luogo alle reti neurali. Paul Broca iniziò ad associare a specifiche aree cerebrali alcune funzioni psicologiche quali il linguaggio, associata alla cosidetta area di Broca. Carl Wernicke portò avanti in modo ancora più specifico la teoria della specializzazione di specifiche strutture cerebrali nella comprensione e produzione del linguaggio. All’inizio del XX secolo il neurologo tedesco Broadmann mise a punto la cosiddetta mappa citoarchitettonica di Broadmann, una mappa di specifiche aree cerbrali corticali che si attivano durante l’esecuzione di compiti specifici e specifiche funzioni psicologiche ed è utilizzata tutt’oggi. Nel panorama scientifico contemporaneo sono presenti diverse organizzazioni e associazioni relative alle neuroscienze allo scopo di fornire un collegamento tra i vari ricercatori e professionisti di questa area disciplinare.

Uno dei principali temi di discussione di filosofi e scienziati del 20° sec. è stato se le attività ‘mentali’ come il pensiero, le emozioni, l’autocoscienza e la volontà siano funzioni differenti dalle attività ‘cerebrali’ quali il movimento di un arto, la percezione di un colore ecc., o se anch’esse rappresentino espressioni funzionali dei neuroni che costituiscono il cervello. La distinzione fra attività mentali e cerebrali, alla luce delle attuali conoscenze appare artificiosa a chi pratica una delle numerose discipline che costituiscono le neuroscienze, quali la neurofisiologia, la neurobiologia, la neurochimica e la neurofarmacologia. Le attività mentali e quelle cerebrali sono infatti semplicemente l’espressione unica e indivisibile delle attività degli elementi neuronali e gliali che costituiscono l’organo cervello. Anche se l’espressione è diversa nella qualità e nei modi con i quali si manifesta, entrambe le attività sono dovute a un unico meccanismo con il quale i neuroni comunicano fra loro e con il resto dell’organismo. Secondo questa concezione, le attività cosiddette mentali debbono essere considerate proprietà emergenti, frutto di una somma talmente complessa di attività neuronali più semplici da costituire un salto quantitativo sostanzialmente ancora indecifrabile. Del resto, la vita stessa ha le medesime caratteristiche. Nessuna delle attività chimiche che si svolgono all’interno di una cellula, prese singolarmente, ha i connotati della vita ma, nel loro insieme, tutte le reazioni molecolari coordinate e organizzate entro i confini di una membrana cellulare permettono l’emergere e l’affermarsi di funzioni vitali.

Grazie ai progressi nella biologia molecolare, dell’elettrofisiologia e delle neuroscienze computazionali, lo studio delle neuroscienze si è sviluppato a partire dal XX secolo.

LE BRANCHE DELLE NEUROSCIENZE

Le neuroscienze si dividono in varie branche:

  • Neuroscienze cognitive: le neuroscienze cognitive si occupano dei substrati biologici, neurologici e cerebrali che sono implicati nelle diverse funzioni e processi mentali cognitivi, come ad esempio la memoria, l’attenzione, la categorizzazione, le funzioni esecutive. In particolare le neuroscienze cognitive, così come altre branche delle neuroscienze, ha tratto enorme vantaggio dall’introduzione e utilizzo delle tecniche di neuroimaging, come ad esempio la tomografia ad emissione di positroni (PET) e la risonanza magnetica funzionale (fMRI) in grado di attuare un’indagine diretta dell’attività cerebrale durante l’esecuzione di specifici compiti correlati alle diverse funzioni e processi psicologici. L’ importanza di queste metodologie d’indagine – rispetto ad altre metodologie fisiologiche – sta nel fatto che rendono possibile studiare l’attivazione del cervello nella sua integrità, senza alcuna invasività e senza alcuna interferenza con le normali funzioni cerebrali.

  • Neuroscienze affettive: le neuroscienze affettive consistono nella ricerca in ambito dei meccanismi neurali e cerebrali che si attivano in relazone all’insorgenza dei processi emotivo-affettivi e motivazionali, nonché in relazione alla regolazione emotiva. Le neuroscienze affettive studiano tali meccanismi sia sugli animali sia su esseri umani sani o affetti da specifiche patologie neuro-psichiatriche.

  • Neuropsicologia: la neuropsicologia è una disciplina che deriva dalla psicologia e dalle neuroscienze. La neuropsicologia nasce nel XIX secolo con gli studi su animali e umani aventi lesioni a carico del sistema nervoso, ma divenne fondamentale dopo la seconda guerra mondiale, quando nacque la necessità di trattare i veterani di guerra che riportavano lesioni cerebrali. La neuropsicologia studia l’espressione comportamentale di una serie di deficit cerebrali. Si occupa, specificamente, di come il cervello possa influenzare cognizione e comportamenti in persone che mostrano lesioni o malattie cerebrali. La neuropsicologia si occupa della valutazione e nel trattamento di pazienti con lesioni cerebrali o malattie a carico del sistema nervoso. Attraverso l’esame neuropsicologico è possibile valutare le funzioni cognitive, come la memoria, il linguaggio, l’attenzione, l’organizzazione e la pianificazione, e comportamentali e la relazione esistente con il deficit presentato. Un’accurata valutazione neuropsicologica è fondamentale per avere una diagnosi delle funzioni cognitive ed è determinante per un adeguato intervento terapeutico e riabilitativo. Lo scopo, dunque, della neuropsicologia, è individuare il deficit presentato dal paziente e riabilitarlo, oltre a trattare le diverse implicazioni psicologiche derivanti dal disturbo stesso e riguardanti la sfera emotiva.

  • Neurolinguistica: la neurolinguistica è una branca delle neuroscienze che nasce dall’integrazione tra linguistica, neuroscienze cognitive e psicologia dello sviluppo. La neurolinguistica si occupa di studiare i correlati anatomo-fisiologici cerebrali del linguaggio e dei suoi deficit (per esempio in seguito a lesioni cerebrali). Anche in questo caso le tecniche di neuroimaging sono fondamentali per lo studio di tali processi linguistici dal punto di vista neurale e cerebrale.
  • Neuroscienze cellulari e molecolari: le neuroscienze cellulari e molecolari nascono dall’integrazione tra la biologia, biologia molecolare, la genetica molecolare esaminando la biologia del sistema nervoso a diversi livelli. A livello molecolare, si analizzano i meccanismi con cui i neuroni si esprimono rispondendo ai segnali molecolari e come gli assoni formino configurazioni complesse di connettività. In tal senso si utilizzano gli strumenti della biologia molecolare e della genetica per capire come i neuroni si sviluppano e come i cambiamenti genetici influenzino le funzioni biologiche. Le neuroscienze cellulari si occupano dello studio delle cellule cerbrali, cioè neuroni e la loro morfologia e fisiologia. In particolare studia il processamento e la trasmissione dei segnali fisiologici ed elettrochimici da parte delle neuriti e da parte dei neuroni.

  • Psicobiologia: la psicobiologia consiste nello studio e nell’a pplicazione dei principi della biologia all’analisi dei processi psicologici e comportamentali sia nell’uomo che negli animali. La psicobiologia approfondisce in tal senso la fisiologia e la genetica implicate in tali processi e funzioni psicologiche.

Si possono effettuare anche delle truffe sfruttando le dipendenze d’affetto sviluppato dal cervello umano infatti, come spiega la dr.ssa CATERINA SIGNA dicendo che quando un cervello è innamorato alcune aree sono più attive, per esempio l’area atteggiamentale ventrale che è associata a tutti i tipi di dipendenza, alla dipendenza da droga, da alcool, da sesso, da cibo ea anche alla dipendenza affettiva.

Viene spiegato tramite una puntata di Striscia la notizia intitolata “Truffacuori furbetti”–> Link video